PER UN BUON MONITORAGGIO, CI VUOLE FIUTO – TOPI

PER UN BUON MONITORAGGIO, CI VUOLE FIUTO – TOPI

La nostra fantasia, insieme alle vie che la natura ci offre, sono infinite e non cesseranno mai di essere esplorate. In un ospedale italiano è da qualche anno al lavoro un cane molecolare capace di diagnosticare determinati tipi di tumore. Al momento le sue capacità non sono certificate dal punto di vista medico scientifico, ma l’esperienza degli operatori coinvolti dice che questo cane, con il proprio fiuto, esamina i campioni dei pazienti dell’ospedale con rapidità e accuratezza che superano i metodi strumentali convenzionali.

Nel mondo del pest control, l’utilizzo di cani è segnalato nel Regno Unito, ma in ambiti differenti dalla prevenzione. La resistenza al bromadiolone di estese popolazioni di ratti delle chiaviche ha spinto alcuni operatori inglesi a servirsi di cani terrier per cacciare i roditori direttamente nelle loro tane. È un utilizzo interessante dei cani, ma che non fa ricorso al loro prezioso olfatto. Il fiuto dei cani molecolari potrà invece in un futuro, rivelarsi utilissimo nelle fasi più cruciali della lotta integrata agli infestanti.

La lotta integrata si basa su tre fattori concatenati, in ordine di importanza: prevenzione, monitoraggio, difesa attiva. È un concetto ormai ben radicato in molti professionisti. Sono sempre di più coloro i quali conoscono i rischi legati all’ingresso di infestanti, e provvedono a monitorarne correttamente gli accessi.

Sul mercato abbondano i sistemi di monitoraggio: trappole a colla o ad acqua sono prodotte in diversi modelli. L’avvicinamento ad esse viene indotto grossomodo per tre vie: mediante attrattori alimentari, luminosi, o a feromoni. Si tratta di sistemi che opportunamente combinati permettono di catturare un buon numero di animali sgraditi, monitorandone la presenza. Questi sistemi, tuttavia, sono stati sviluppati quasi sempre per affiancare l’industria alimentare; gli insetti sui quali è possibile operare un monitoraggio con strumenti facilmente reperibili sul mercato, sono quelli interessanti per questa industria: roditori, blatte e parassiti delle derrate, volatori o striscianti che siano.

Per tutti gli altri artropodi, i metodi di monitoraggio proposti non mancano, ma sono assenti procedure universalmente utilizzate: nessuno dei sistemi più o meno artigianali che alcuni suggeriscono, è riconosciuto universalmente. È necessario definire protocolli efficaci non solo per blatte e parassiti delle derrate, ma per tutti gli altri infestanti.

Parlando di cimici dei letti: non meritano neppure di essere elencati gli ambiti professionali nei quali è auspicabile un metodo sicuro di monitoraggio o di ricerca. Pensiamo ad esempio ad un albergo, o alla carrozza di un treno. In questi ambiti, l’attenzione e la conoscenza del problema normalmente addetto a pulizie e manutenzioni sono già obiettivi molto problematici. Esistono metodi di monitoraggio, basati su trappole con sistemi di attrazione anche raffinati; ma il risultato purtroppo è che un albergatore non può ancora essere certo dell’assenza o presenza dell’insetto, finché, malauguratamente, non sarà un cliente ad accorgersene.

È nota la complessità nel cercare e trovare tracce di cimici anche da parte di operatori esperti, soprattutto in caso di focolai ai primi stadi. Normalmente si parla di una percentuale di successo del 30% nell’ispezione da parte di un operatore altamente specializzato. Si tratta di un numero non verificato, lontano dalla validità scientifica, ma che può dare un’idea di quanto sia aleatorio il risultato di un qualsiasi sopralluogo, monitoraggio o verifica di un ambiente per la presenza di cimici dei letti. Anche il più esperto disinfestatore, o forse soprattutto il più esperto, sa che dopo lunghi minuti di accurata analisi di una camera d’albero o di un appartamento, non ci sarà mai la certezza assoluta che non ci siano cimici adulte né uova, o che siano localizzate in un determinato punto e non in altri.

Un altro infestante con abitudini spiccatamente criptiche, e per il quale i metodi di monitoraggio con trappole sono da ritenersi ancora inefficienti, è il tarlo. La via maestra rimane quella di affidarsi all’analisi accurata e frequente dei fori, e all’attenzione in fase di pulizia a tracce di rosura o di adulti, attenzione anche qui non sempre possibile da ottenere a livelli soddisfacenti. Eppure la presenza di tarli in legnami pregiati di raccolte museali e monumenti di vario genere non è un problema da poco. Il tarlo non interessa direttamente la salute dei cittadini, come invece accade per gli infestanti in altri ambiti, e per questo si comprende come la lotta a questo insetto patisca qualche decennio di ritardo (*NOTA A MARGINE). Tuttavia un metodo sicuro di monitoraggio dell’insetto e di ricerca, anche in fase larvale, è auspicabile, tenuto conto anche dei costi alti di una disinfestazione, sia essa operata con metodi chimici oppure fisici.

La soluzione all’enigma viene proprio da quanto anticipato all’inizio. Anche per i disinfestatori saranno un giorno possibili le tecniche cinofile di ricerca e monitoraggio. In Nord America, un’associazione che si occupa di regolare e certificare la capacità dei cani addestrati è operativa già da oltre un decennio. In Italia, le prime esperienze in questo senso risalgono solo a pochi anni fa. L’entusiasmo è tuttavia molto incoraggiante, anche se le complicazioni all’orizzonte non mancano.

I cani che accompagnano l’operatore nelle fasi di sopralluogo, monitoraggio e verifica dei risultati raggiunti possono far sollevare più di un sopracciglio. In industrie alimentari o farmaceutiche l’ingresso di unità cinofile porrebbe gravi rischi di infestazione incrociata, ed è difficile da realizzare. Gli infestanti ai quali ci si orienta oggi per la ricerca con i cani sono tipici di tutt’altri contesti.

In ambito museale, l’utilizzo di unità cinofile per la ricerca di infestanti deve avvenire nei giorni o nelle ore di chiusura. Da alcuni mesi è in servizio al “Museum of Fine Arts” di Boston un bracco che perlustra le collezioni durante gli orari di chiusura. Questo per non distrarre i visitatori e soprattutto, per non distrarre il cane, che deve fiutare la presenza di tarli nei legnami o di tarme nelle tele dei quadri o nei tessuti.

Anche nei contesti comunitari, dove si prevede di intervenire alla ricerca di cimici dei letti, l’ingresso dei cani per monitoraggio avviene in modo da non destare troppa curiosità nei frequentatori. Risale al 2008 il primo studio scientifico sull’affidabilità dei cani addestrati specificamente per questo compito. La sostanza chimica rilevata, anzi annusata, è un estratto di pentano delle cimici stesse. In nessun caso, i cani soggetti ai test hanno mai dato falsi allarmi; al contrario, nel 97,5% dei casi le cimici presenti, adulte o uova che fossero, sono state rilevate. Ciò significa che in un solo caso su 40 il cane si è allontanato dalla stanza senza accorgersi che erano presenti da 1 a 5 cimici.

Non solo in caso di monitoraggio, ma anche per un sopralluogo propedeutico alla disinfestazione, l’analisi cinofila può rivelarsi preziosissima, se si pensa all’impegno richiesto per una disinfestazione che interessi un’intera stanza, o addirittura un appartamento, quando le cimici sono poi annidate in ambiti ristrettissimi, o se si pensa al trattamento di una travatura o un soffitto dove i tarli non sono ovunque presenti.

Le applicazioni delle unità cinofile alla disinfestazione sono potenzialmente infinite; per taluni animali, per i quali la disinfestazione è relativamente agevole ed economica, queste strade verranno difficilmente esplorate. Ma riconoscere i percorsi di accesso di una popolazione di roditori, oppure identificare il focolaio di infestazione di un parassita dentro a macchine alimentari sono certamente obiettivi interessanti.

NOTA A MARGINE – Si è fatto riferimento al tarlo come un insetto che non colpisce direttamente la salute dei cittadini. Non bisogna dimenticare però che questo anobide si rivela spesso il veicolo per l’arrivo di meno noti ma fastidiosissimi infestanti, quali Sclerodermus domesticus e Pyemotes ventricosus. Sono due predatori delle larve di tarlo, il primo un insetto imenottero, il secondo un acaro, che non di rado trovano rifugio in vestiti e materassi, oltre che nelle gallerie dei tarli, e pungono l’uomo, con risultati assai fastidiosi.